IL FAIR PLAY: VALORE FONDAMENTALE NELLO SPORT E NELLA VITA

Nelle situazioni agonistiche si genera la competitività come elemento centrale ma è necessario tenere come valore di riferimento anche la lealtà. Competizione e lealtà sono però due valori che in determinate circostanze possono anche a scontrarsi. In che modo siamo in grado di tenerli in equilibrio? In che modo inseguiamo l’uno senza andare a danno dell’altro?
Ci viene in soccorso il concetto di Fair Play, che probabilmente è uno dei pochi elementi che si può completamente acquisire solo attraverso una educazione dell’atleta (e su tale tema l’attenzione della Chaminade è alta, sia per quanto riguarda la prima squadra, che per le squadre giovanili).
Il Fair Play non è una regola scritta, bensì un comportamento eticamente corretto da adottare nella pratica delle diverse discipline sportive. Fair play significa rispettare le regole e l’avversario, accettare e riconoscere i propri limiti, sapere che i risultati sportivi ottenuti sono correlati all’impegno profuso. Tuttavia tale concetto non si esaurisce nel semplice rispetto delle regole. Esso, infatti, promuove valori tanto importanti nella vita quanto nello sport come l’amicizia, il rispetto del prossimo e lo spirito di gruppo. Il Fair Play insegna, in una società in cui il fine giustifica spesso il mezzo, a saper perdere e a considerare anche la sconfitta un insegnamento prezioso per la crescita “umana” e agonistica della persona.
Ancor prima di un modo di comportarsi, il Fair Play è un modo di pensare allo sport come un’occasione di partecipazione e di assunzione di responsabilità. Esso si configura come contrapposizione all’inganno, alla violenza fisica e verbale, allo sfruttamento, all’eccessiva commercializzazione del “prodotto sportivo”.
Da un punto di vista psicologico lo sport praticato con Fair Play offre agli individui l’opportunità di conoscere meglio se stessi e dimostrare le proprie abilità, di interagire socialmente, divertirsi e raggiungere un buono stato di salute.
Gli atleti che praticano l’attività sportiva ai più alti livelli rappresentano per molti giovani dei modelli di riferimento e hanno dunque una grande responsabilità nei loro confronti. Loro per primi devono fornire sani modelli comportamentali e metterli in pratica durante lo svolgimento dell’attività sportiva. Il lato educativo, formativo e sociale dello sport si mostra in tutta la sua forza soltanto quando il Fair Play viene posto al centro dell’attenzione di tutti, praticanti e non, e solamente se non viene considerato un concetto marginale. Al Fair Play deve essere dunque attribuita la massima priorità da parte di coloro che, direttamente o indirettamente, favoriscono e promuovono esperienze sportive.
La mia riflessione mi porta spedito verso l’episodio dello scorso 9 febbraio quando nella partita di calcio tra Campobasso e Isernia il direttore di gara – in seguito ad un’incomprensione con il guardialinee – assegna un calcio di rigore per la squadra ospite rispettando la formalità del regolamento (un calciatore del Campobasso convinto del fischio dell’arbitro e del fatto che il gioco fosse fermo, prende ingenuamente la palla con le mani in area di rigore). Albino Fazio – giocatore dell’Isernia – decide di sbagliare volutamente il rigore assegnato perché – come raccontato dallo stesso calciatore- non ha voluto venir meno ai suoi valori di correttezza, etica e lealtà sportiva approfittando della situazione. L’episodio ovviamente ha fatto molto discutere, ma è indubbio che il calciatore abbia messo in atto il concetto di Fair Play.
Il gesto – a mio parere – rappresenta un importantissimo atto di grandezza morale e mi prendo lo spazio per esaltare il comportamento del calciatore dell’Isernia: non ha avuto paura di fare quel che andava fatto, cioè ripristinare la giustizia e l’equità sportiva a fronte di una svista arbitrale; avrebbe potuto allontanarsi, magari fingendo un risentimento muscolare, invece è stato sportivo e leale, comportandosi da uomo vero ed il fatto che Albino Fazio sia molisano mi riempie il cuore di sano campanilismo.
Per definire quanto possa essere penoso – per chi ama lo sport e la lealtà ad esso collegata – ascoltare le logiche di chi ha criticato il gesto di Albino Fazio cito il grandissimo Alfredo Di Stéfano (uno dei miti del calcio mondiale di tutti i tempi) che nel suo libro “Gracias, vieja: las memorias del mayor mito del fútbol” ricorda che <<… prima, quando si trasformava un rigore, non si festeggiava. Ci vergognavamo ad esultare per avere soltanto sfruttato un simile vantaggio. Proprio così, ci si vergognava>>.
Al termine di questa riflessione non trovo superfluo citare “La Carta del Fair Play”, un documento pubblicato nel 1975 dal C.I.F.P. (Comitato Internazionale Fair Play) che racchiude i 10 concetti fondamentali del Fair Play:
1. Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta e dalla importanza della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa; 2. conformarmi alle regole e allo spirito dello sport praticato;
3. rispettare i miei avversari come me stesso;
4. accettare le decisioni degli arbitri o dei giudici sportivi, sapendo che, come me, hanno diritto all’errore, ma fanno tutto il possibile per non commetterlo; 5. evitare le cattiverie e le aggressioni nei miei atti, nelle mie parole o nei miei scritti;
6. non usare artifici o inganni per ottenere il successo;
7. rimanere dignitoso nella vittoria, così come nella sconfitta;
8. aiutare chiunque con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione;
9. portare aiuto a ogni sportivo ferito o la cui vita sia in pericolo;
10. essere un vero ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare intorno a me i principi suddetti.

Psicologo Dott. Fabrizio MASCIOLI

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi