Spesso vado ripetendo a me stesso e agli altri che il “corpo” va dove dice la “testa” e quindi sostenere che gli aspetti mentali siano importanti nell’affrontare una sfida sportiva – nel caso dei nostri ragazzi, i calciatori della Chaminade, la partita del sabato – appare ovvio e lapalissiano.
Decisamente più complesso è invece l’aspetto legato al concetto di vittoria, che secondo me dovrebbe accompagnare ogni processo mentale teso ad un obiettivo (non solo sportivo).
Come si vince? Quali sono gli elementi cognitivi che favoriscono la predisposizione alla vittoria, alla ricerca del successo, all’affermazione? Le risposte a questi interrogativi non sono semplici e sintetizzarle in poco spazio ci fa correre il serio rischio di cadere nella banalizzazione: stiamo parlando di mentalità vincente e la mentalità vincente in una squadra si costruisce. Ci vuole tempo e pazienza. Incanaliamo quindi la riflessione su un elemento specifico della vittoria che è il giocare bene, cioè la ricerca del risultato attraverso il bel gioco e la tensione verso la bellezza.
Perché? Perché mai bisogna pensare alla bellezza quando alla fine è il risultato l’unica cosa che conta?
Per il semplice motivo che, a parer mio (e per fortuna anche di qualcun altro), la bellezza salverà il mondo.
Quando ascolto i nostri calciatori della Chaminade sento spesso dire che l’unica cosa che conta è vincere. Nulla da obiettare a questa considerazione, però la cosa a me suona strana, anche perché vado sostenendo che l’unica cosa che conta è respirare …
I seguaci del pragmatismo ripetono instancabilmente “preferisco giocare male e vincere” come se ci fosse una connessione diretta tra le due cose. È invece più giusto sostenere che nessuno vince perché ha giocato male, ma nonostante abbia giocato male.
Non è che arriveremo a programmare di giocare male per vincere? ….
Questa prospettiva la dobbiamo tenere lontana e vivere con fastidio “gli ideologi dell’infelicità che temono l’allegria, ripudiano la bellezza e considerano sovversiva la parola “spettacolo”. Per loro brutalità è sinonimo di mascolinità e il calcio è una faccenda da uomini” (Jorge Valdano).
Coloro che sostengono che bisogna vincere non hanno oppositori fino a quando ci sarà qualcuno in grado di teorizzare che l’importante è perdere…
Tutti vogliamo vincere. Ma come si fa? Quale soluzione vogliamo portare avanti?
Ritengo che sia nostro motivo di crescita la ricerca della vittoria e del successo attraverso la bellezza, il bel gioco. Non sono però abbastanza bravo a sviluppare la complessità del concetto, così affido questa mia breve riflessione alla parole di un grande del calcio, Jorge Valdano (campione del mondo nel 1986 con l’Argentina): egli sostiene che “La sconfitta toglie vigore a un argomento e la vittoria lo rafforza, ma questo non risolve le contraddizioni perché oltre al risultato maneggiamo anche allegria ed emozioni. L’errore sta nel pensare che l’illusione di riuscire a giocare bene sia un difetto da perdenti. Chi gioca aspira a creare, ad essere felice, a godere della solidarietà, a recuperare l’infanzia, ad abbandonarsi a un combattimento nel quale la bellezza è possibile.
Il gioco attiva le passioni più alte e più basse e chi lo dirige può privilegiare la speculazione o la generosità, può pensare al risultato come conseguenza del bel gioco o come obiettivo al quale arrivare attraverso la distruzione e il raggiro. Chi ordisce inganni non vuole giocare, vuole solo vincere.
Molti sostengono che “il timore della sconfitta supera la gloria della Vittoria”, ma vivere da codardi è peggio che morire. Se proprio dobbiamo andare verso la morte, facciamo che la nostra strada sia un’avventura, pensiamo, giochiamo e rischiamo. È l’unico modo di non essere un semplice strumento.”
L’augurio è che i nostri ragazzi cerchino la vittoria in campo attraverso la bellezza.
E che noialtri possiamo sostenerli in questa ricerca.
Forza Chaminade!
Psicologo Dott. Fabrizio MASCIOLI

